Jujitsu in Italia

La storia della divulgazione di jujitsu e judo in Italia è davvero intricata e assolutamente in salita;
Prende vita all’inizio del secolo scorso per volontà dell’allora ministro della Marina Carlo Mirabello, il quale ordinò al capitano di vascello Carlo Maria Novellis di attivare un corso di jujitsu sull’incrociatore  Marco Polo all’epoca di stanza in Cina. 

In Italia Carlo Oletti, ha avuto un ruolo fondamentale per la diffusione di judo e jujitsu. Dopo aver raccolto gli insegnamenti del maestro nipponico Matsumura nel 1905, al suo rientro in Italia nel 1921, iniziò a formare un centinaio di ufficiali e 1500 istruttori presso la Scuola Militare di educazione fisica a Roma.



Il Ju Jitsu, o “Lotta Giapponese” in Italia 

Il Ju Jitsu, o “Lotta Giapponese” come allora era denominata, fece la sua prima apparizione in Italia nel 1908 nel corso di una manifestazione alla presenza dei Reali d’Italia grazie a due sottufficiali della Regia Marina, il cannoniere Raffaele Piazzolla e il timoniere Luigi Moscardelli, che lo avevano appreso durante il loro servizio in Estremo Oriente. Questa esibizione suscitò grande interesse, ma rimase fine a se stessa, come semplice fatto curioso, orientale. Quello che non riuscì ai due “pionieri” riuscì a un altro sottufficiale, il cannoniere Carlo Oletti, che frequentò gli stessi corsi dei suoi colleghi rimpatriati: sotto la guida del Maestro Matsuma, campione della Marina militare nipponica, egli praticò il Ju Jitsu, che approfondì nei Ryu di Nagasaki, Miatsu, Hokodate e Tauruga. 

 

In Italia si riparlò di Ju Jitsu nel 1921, quando fu istituita alla farnesina, a Roma, la Scuola Centrale di Educazione Fisica per l’Esercito. Il Colonnello Comandante inserì tra gli Sport anche il Ju Jitsu, chiamando a dirigere i corsi proprio il Sottufficiale Carlo Oletti, che conservò l’incarico sino al 1930. In questi dieci anni si qualificarono 150 ufficiali “esperti” e 1500 sottufficiali “istruttori”. 

 

La “Lotta Giapponese” comparve la prima volta in un circolo sportivo civile nel 1923, presso la palestra Cristoforo Colombo di Roma. Nel 1925 gli esperti cultori di Ju Jitsu, che sino ad allora avevano praticato presso enti militari e in circoli sportivi civili, si riunirono con quelli di Judo e fondarono la Federazione Italiana Ju Jitsu e Judo, che poco più tardi assunse il nome di Federazione Italiana Lotta Giapponese. Il primo presidente fu Giacinto Pugliese. Dopo la guerra e la forzata interruzione delle attività federali dovuta alle controversie degli avvenimenti politici e bellici dell’epoca, numerosi Dojo di Ju Jitsu erano presenti in tutta Italia sostenuti da molti appassionati di questa disciplina. 

 

Nel 1947 il Judo si staccò dalla Federazione perchè integrato dal Coni come disciplina sportiva della Fiap (Federazione Italiana Atletica Pesante). Il Ju Jitsu manteneva, invece, i presupposti prettamente legati allo spirito originale della disciplina, la Difesa personale e il Combattimento. 

 

Tra le scuole Italiane si distinse quella del maestro Gino Bianchi, esperto e studioso di Ju Jitsu, che codificò un Programma Tecnico (Settori) a uso dei praticanti: il cosiddetto “Metodo Bianchi“. Nel corso dei decenni, in Italia, il Ju Jitsu ha subito diverse vicissitudini politico-sportive che lo hanno portato solo nel 1985 a far parte di nuovo di una federazione olimpica: la Filpjk (oggi Fijlkam). 

In Italia la FIJLKAM Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, possiede al suo interno un settore dedicato, sebbene esistano varie organizzazioni di carattere privato o Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal Coni come il CSEN in cui il jujutsu è ben sviluppato. 

 

In Italia e nel mondo esistono molte Scuole che praticano jujitsu;  suddivise in scuole:  

  • autentiche tradizionali - koryu -  legati alla secolare tradizione marziale giapponese, vedi la nostra Matsuda Den Daito Ryu Jujutsu Renshinkan o altre ben note in Italia con radici antiche; 
  • quelle “Moderne” che sono nate dalle esperinze personali di alcuni Insegnanti , differenziandosi molto dal Ju Jitsu originale giapponese sia per i principi applicati nelle tecniche che per l’approccio alla disciplina 

 
Proprio per questo il governo giapponese ha da tempo istituito un ente, il Dai Nippon Butokukai (Sala delle virtù marziali del grande Giappone), di cui la nostra scuola asd samurai Dojo è regolarmente registrata, con la funzione di salvaguardare le arti marziali tradizionali giapponesi dal "possibile attacco sferrato dalla modernità e dall'avidità umana".

Il Ju Jitsu Tradizionale, a differenza degli stili moderni (leggi articolo)  (che comunque non rientrano nelle discipline olimpiche), non prevede l’agonismo.

Il Ju Jitsu Tradizionale non prevede combattimenti agonistici in quanto le sue tecniche male si adattano ad un uso sportivo. 

 
Come noto “in battaglia non esistono regole” ed inserirle significherebbe svilire l’essenza della disciplina stessa. Nelle scuole tradizionali, le tecniche vengono assimilate ed affinate progressivamente fino ad averne un completo controllo in modo tale da non mettere in pericolo i propri compagni durante gli allenamenti. 


Quanti stili di Ju Jitsu ci sono?

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Scuole di Daito-Ryu in Italia