La  scuola di arti marziali della Città di Caltanissetta
 
asd Samurai Dojo a Caltanissetta 


offre ai propri soci l’opportunità di imparare il Jujutsu giapponese autentico e le tecniche di difesa personale, in un ambiente serio, accogliente e ricco di tradizione. 



Studia il Jujutsu con il Maestro Alfonso Torregrossa, Hanshi 9° Dan, riconosciuto in Europa tra i massimi esperti nel Nihon Jujutsu . Certificato in Giappone da prestigiose istituzioni come la Nippon Seibukan di Kyoto, porta avanti un insegnamento autentico e fedele alla tradizione marziale giapponese. 

Caltanissetta Arti Marziali - Ospite dal Giappone al asd Samurai Dojo 

Da anni, il nostro Dojo è la scelta privilegiata di praticanti giapponesi che cercano l’autenticità. Una continuità che conferma il nostro legame diretto con la culla del Budo. 

Non è una novità per il Samurai Dojo asd accogliere praticanti che provengono direttamente dal Giappone. Recentemente, abbiamo avuto l'onore di ospitare una praticante di Osaka, giunta per approfondire lo studio del Jujutsu Tradizionale.

Questo incontro è solo l'ultimo di una lunga serie di scambi che, negli anni, hanno visto il nostro Dojo diventare un punto di riferimento per i giapponesi in visita in Italia. Per noi, questo ponte diretto rappresenta la prova più tangibile del valore del nostro insegnamento.

Perché i Giapponesi scelgono il Samurai Dojo? A differenza di molte scuole moderne, il Samurai Dojo ha mantenuto intatto il legame con le radici. Essere una delle poche  scuole in Italia riconosciute annualmente dalla Dai Nippon Butoku Kai ci pone in una posizione di responsabilità unica:

  • Qualità Tecnica: Insegniamo il Jujutsu senza contaminazioni, rispettando i kata e le forme antiche.
  • Etica e Spirito: Trasmettiamo il Reishiki (l'etichetta) e i valori del Budo esattamente come vengono praticati nei dojo storici del Giappone.
  • Riconoscimento: La nostra serietà è nota oltreoceano, rendendo naturale il passaggio di praticanti dalla terra del Sol Levante al nostro tatami.


Il Dojo come Ambasciata Culturale Negli anni, abbiamo costruito un legame indissolubile con i maestri e i praticanti giapponesi. Insegnare a chi appartiene alla cultura in cui queste discipline sono nate richiede una dedizione assoluta. Il Samurai Dojo asd non è solo una palestra, è un luogo di crescita, un centro di interscambio culturale dove il rispetto e la ricerca della perfezione parlano una lingua universale.

Questo costante flusso di ospiti dal Giappone rafforza la nostra missione: preservare e trasmettere il Jujutsu autentico, onorando ogni giorno il riconoscimento che la storia ci ha conferito.


Dall'ombra dell'Osaka Castle a quella del Castello di Pietrarossa: la Via è una sola. Benvenuta Umi

C’è un motivo se il legame tra il nostro Dojo e il Giappone è così indissolubile. 

Siamo orgogliosi di accogliere e associare una ragazza  arrivata da Osaka per studiare e sudare insieme a noi fino a marzo. Il fatto che studenti giapponesi scelgano la nostra scuola a Caltanissetta per perfezionarsi è la conferma più bella del lavoro svolto in questi anni e del riconoscimento costante che la nostra scuola riceve ogni anno in Giappone. Accoglierla è un dono, proteggere la sua crescita è un dovere.

Insieme sul tatami, con gratitudine e cuore.

こんにちは!私は海(うみ)です。日本から来ました。今、カルタニッセッタの柔術道場にいます。柔術はとても楽しいです!

Samurai Dojo Asd – Caltanissetta . Un luogo di incontro, crescita e rispetto.

 Dal Giappone all'Italia: il percorso di Umi nel nostro Dojo 

 tre mesi di tecnica, dedizione e scambio culturale: la consegna della cintura bianca-gialla. 


Si è concluso oggi martedì 19 Marzo 2026 un percorso iniziato tre mesi fa, quando la giovane giapponese Umi ha scelto la nostra associazione per immergersi nello studio del Jujutsu.
Sono stati tre mesi intensi, fatti di tecnica, scambi culturali e crescita reciproca. Vedere la dedizione di chi arriva da così lontano per onorare la nostra arte marziale è per noi motivo di profondo orgoglio e uno stimolo per tutta la classe.
L'impegno costante e la determinazione di Umi sono stati esemplari sin dal primo giorno sul tatami. Per questo motivo, è stato un vero piacere consegnarle la cintura bianca-gialla, un traguardo meritato che testimonia il lavoro svolto e la passione dimostrata.
"Abbiamo fatto del nostro meglio per far sentire Umi parte della nostra famiglia sportiva. Speriamo che porti con sé, nel suo ritorno in Giappone, non solo nuove competenze tecniche, ma anche un bel ricordo dell'accoglienza italiana e dei legami nati in questi mesi."
Grazie di cuore, Umi. Ti auguriamo un buon rientro in patria e speriamo di rivederci presto per un nuovo allenamento insieme!


Jujutsu – 日本伝柔術
L’arte marziale giapponese tradizionale, considerata tra le più efficaci e temibili della storia.
Anche Mas Oyama, leggenda del Karate Kyokushinkai, studiò il Daitō-ryū Jujutsu per rendere il suo stile ancora più potente..scopri di più sul mio libro reperibile su amazon :  Kyokushinkai Karate Self Defense for all 

Il Jujutsu (o Jiu-Jitsu) è una delle arti marziali più antiche ed efficaci mai sviluppate, nata in Giappone come metodo di combattimento per i samurai. È noto per la sua brutalità, la sua versatilità e la capacità di adattarsi a qualsiasi contesto di combattimento. Per la sua efficacia devastante, il Jujutsu è stato in alcuni periodi della storia vietato e bandito, rendendolo una disciplina temuta e rispettata.

Origini e sviluppo

Il Jujutsu ha le sue radici nei sistemi di combattimento feudali del Giappone, dove i guerrieri necessitavano di tecniche per difendersi e attaccare anche quando erano disarmati. A differenza delle arti marziali basate su colpi diretti come il Karate, il Jujutsu si concentra su leve articolari, proiezioni, strangolamenti e immobilizzazioni. Il principio base è usare la forza dell’avversario contro di lui, rendendolo una disciplina estremamente efficace sia in situazioni di combattimento armato che disarmato.

Tecniche brutali ed efficacia letale

Ciò che distingue il Jujutsu dalle altre arti marziali è la sua completezza e la sua brutalità. Alcune delle tecniche più letali includono:

  • Strangolamenti e soffocamenti: tecniche che portano rapidamente alla perdita di coscienza o alla morte.
  • Leve articolari: movimenti che possono spezzare ossa e slogare articolazioni con una pressione minima.
  • Proiezioni violente: tecniche che sfruttano il peso dell’avversario per sbatterlo al suolo con una forza distruttiva.
  • Colpi mirati a punti vitali: combinazioni di pressione su nervi e zone sensibili per immobilizzare o neutralizzare un nemico istantaneamente.

Una disciplina vietata e bandita

A causa della sua letalità e della sua associazione con i samurai e i guerrieri d’élite, il Jujutsu venne bandito in vari periodi della storia giapponese. Dopo la Restaurazione Meiji nel XIX secolo, il governo giapponese cercò di modernizzare il paese e limitò la pratica delle arti marziali tradizionali, considerandole pericolose e potenzialmente sovversive. Inoltre, durante l’occupazione americana del Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale, molte arti marziali furono limitate o proibite per ridurre il rischio di insurrezioni.

L’evoluzione moderna: 

Judo, Brazilian Jiu-Jitsu e applicazioni militari

Nonostante i tentativi di limitarlo, il Jujutsu non è mai scomparso e ha dato origine a discipline moderne come il Judo e il Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ). Il Judo, sviluppato da Jigoro Kano, ha trasformato il Jujutsu in uno sport competitivo, eliminando le tecniche più pericolose. Il Brazilian Jiu-Jitsu, nato dall’influenza del Judo in Brasile, ha invece perfezionato il combattimento al suolo, rendendolo uno degli stili più efficaci nelle MMA (Mixed Martial Arts).

Oltre allo sport, il Jujutsu continua a essere utilizzato in ambito militare e nelle forze dell’ordine di tutto il mondo. Molti corpi speciali addestrano le loro unità con tecniche di Jujutsu per il combattimento corpo a corpo, proprio per la sua efficacia devastante.

Jujutsu e grandi maestri delle arti marziali

Molti personaggi noti nel mondo delle arti marziali hanno studiato il Jujutsu per migliorare il loro stile. Un esempio è Mas Oyama, il fondatore del Kyokushinkai Karate, che praticò anche il Daito Ryu Jujutsu per rafforzare le sue tecniche e rendere il suo stile ancora più efficace. Questo dimostra come il Jujutsu abbia influenzato e arricchito numerose discipline marziali, contribuendo alla loro evoluzione e perfezionamento.

Conclusione

Il Jujutsu rimane una delle arti marziali più efficaci e brutali della storia. La sua capacità di adattamento, la sua letalità e la sua completezza lo rendono un sistema di combattimento senza eguali. Sebbene sia stato vietato in passato, oggi continua a vivere attraverso discipline moderne e nella formazione militare, dimostrando che la sua efficacia non è mai stata messa in discussione.

Oggi, sebbene molti insegnino il Jujutsu, spesso si tratta di una forma moderna dell'arte, mescolando tecniche di judo, karate, aikido . In Italia, sono pochi coloro che insegnano il Jujutsu Koryu autentico , ovvero il Jujutsu tradizionale.
Grazie ai lineaggi storici, è possibile trovare scuole autentiche dove studiare questa antica disciplina, come il Matsuda Den daito Ryu Jujutsu , un'arte marziale che affonda le sue radici nella storia dei samurai e che è stata portata nel 2002 in Italia dal Maestro Alfonso Torregrossa.

Il pioniere del Nihon Jujutsu in Italia 

Il Maestro Alfonso Torregrossa, insignito del grado di 9º Dan in Nihon Jujutsu e del titolo onorifico di Hanshi, è riconosciuto come il principale artefice della diffusione del Nihon Jujutsu tradizionale in Italia allievo diretto di Sato Sensei . La sua opera ha segnato una tappa fondamentale nella storia delle arti marziali giapponesi nel nostro Paese, unendo rigore tecnico, spirito educativo e profonda conoscenza culturale.


Sin dagli anni giovanili, Torregrossa ha mostrato una dedizione totale allo studio delle discipline marziali giapponesi. Attraverso anni di pratica e di formazione con maestri di alto livello in Giappone e in Europa, ha approfondito non solo le tecniche di jujutsu, ma anche i principi etici e filosofici che ne costituiscono l’essenza: il rispetto, la disciplina, l’armonia tra corpo e mente.


È grazie alla visione e all’impegno del Maestro Torregrossa che il Nihon Jujutsu, nella sua forma autenticamente giapponese, è stato introdotto e diffuso in Italia. La sua scuola ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni di praticanti, fornendo un insegnamento completo che integra il combattimento tradizionale con la formazione personale e morale.

Attraverso seminari, stage internazionali e programmi di formazione per istruttori, Torregrossa ha reso possibile la nascita di una vera e propria scuola italiana di Nihon Jujutsu, riconosciuta anche in ambito internazionale.


Il titolo di Hanshi (範士), conferitogli dalle autorità marziali giapponesi, rappresenta il più alto riconoscimento non solo tecnico, ma soprattutto morale e pedagogico. Esso attesta una vita interamente dedicata alla trasmissione del Budo autentico e all’elevazione spirituale attraverso la pratica.

Sotto la sua guida, il Nihon Jujutsu italiano ha mantenuto una linea di fedeltà alla tradizione del Budo, pur adattandosi alle esigenze didattiche e culturali del contesto europeo.


Oggi, il Maestro Alfonso Torregrossa continua a essere un punto di riferimento per tutti coloro che vedono nelle arti marziali non solo una disciplina fisica, ma un cammino di crescita personale e culturale.

Il suo insegnamento, basato su valori di rispetto, perseveranza e armonia, rimane un pilastro nella formazione di istruttori e praticanti di Nihon Jujutsu in Italia e all’estero.

 

Il Maestro Alfonso Torregrossa, riconosciuto 9º Dan Hanshi in Nihon Jujutsu dalla IMAF Kokusai Budoin e dalla Nippon Seibukan di Kyoto, è universalmente considerato colui che ha introdotto e diffuso il Nihon Jujutsu tradizionale in Italia

La sua opera rappresenta un capitolo fondamentale nella storia delle arti marziali giapponesi nel nostro Paese, grazie al suo impegno costante nella trasmissione autentica delle tecniche e dello spirito del Budo


Il famoso rotolo che Mas Oyama ricevette dal maestro di Daito-ryu aiki jujutsu Yoshida Kotaro. 

Mas Oyama, il fondatore del karate Kyokushin, studiò anche il Daito-ryu Aiki-jujutsu sotto Yoshida Kotaro. Oyama incorporò alcune tecniche di autodifesa derivate da questa disciplina nel suo stile di karate, anche se queste tecniche non furono formalmente incluse nel Kyokushinkai, che si sviluppò principalmente come sport 


 Il Jujitsu in Italia: Un Panorama Tra Tradizione, Innovazione e BJJ 


Il panorama del Jujitsu in Italia si presenta variegato e dinamico, riflettendo le diverse anime di quest'antica arte marziale. Possiamo distinguere principalmente tre filoni, ognuno con le sue peculiarità e il suo approccio alla disciplina:

il Jujitsu tradizionale giapponese con maestri formati in Giappone, il Jujitsu italiano frutto di rielaborazioni autoctone e il Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ), evoluzione sportiva del Jujitsu originario.

1. Il Jujitsu Tradizionale Giapponese: Un Legame Diretto con le Radici
In Italia esistono scuole che si dedicano allo studio del Jujitsu seguendo fedelmente le linee di insegnamento apprese direttamente in Giappone. Questi insegnanti hanno trascorso periodi di formazione intensiva presso maestri giapponesi, spesso all'interno di scuole (Ryu) con una storia secolare e un lignaggio ben definito.

Un esempio emblematico è il Maestro Alfonso Torregrossa, figura di spicco nel panorama marziale italiano e riconosciuto in Giappone come uno dei più autorevoli esperti di Jujitsu tradizionale giapponese. Con un curriculum impressionante e numerosi riconoscimenti internazionali, il Maestro Torregrossa incarna un ponte culturale tra l'Italia e il Giappone, diffondendo la conoscenza e la pratica di stili antichi con rigore e autenticità. La sua scuola a Caltanissetta rappresenta un punto di riferimento per chi desidera approfondire il Jujitsu nella sua forma più pura e tradizionale.

Altri validi insegnanti italiani hanno intrapreso percorsi simili, dedicando anni allo studio in Giappone e mantenendo un legame diretto con le proprie scuole d'origine. Questi maestri si impegnano a trasmettere non solo le tecniche fisiche, ma anche la filosofia, l'etichetta e i valori che sono parte integrante del Jujitsu tradizionale.

2. Il Jujitsu Italiano di Rielaborazione: Un Percorso Autonomo
Parallelamente al filone tradizionale, in Italia si è sviluppato un Jujitsu che nasce dalla passione e dalla competenza di insegnanti italiani che, pur non avendo necessariamente un collegamento diretto con scuole giapponesi, hanno elaborato un proprio approccio alla disciplina. 

3. Il Brazilian Jiu-Jitsu: Da Costola Giapponese a Disciplina Sportiva Globale
Il Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ) rappresenta un caso a parte. Nato in Brasile all'inizio del XX secolo grazie al lavoro di Carlos Gracie e dei suoi fratelli, il BJJ affonda le sue radici nel Jujutsu giapponese tramandato da Mitsuyo Maeda. Tuttavia, nel corso degli anni, il BJJ si è evoluto in una disciplina a sé stante, con un'enfasi marcata sul combattimento a terra e sulle tecniche di sottomissione.
Sebbene derivi concettualmente dal Jujitsu, il BJJ si è trasformato in uno sport da combattimento altamente competitivo e diffuso a livello globale. In Italia, il BJJ gode di una grande popolarità, con numerose scuole e praticanti che si dedicano a questa disciplina, spesso partecipando a competizioni nazionali e internazionali. La sua efficacia nel combattimento corpo a corpo lo ha reso una componente fondamentale anche nell'ambito delle Mixed Martial Arts (MMA).

Conclusione
Il Jujitsu in Italia è un mosaico di diverse realtà, ognuna con la propria storia, i propri metodi e i propri obiettivi. Dalle scuole che custodiscono gelosamente l'eredità del Jujitsu tradizionale giapponese, agli insegnanti che sperimentano nuove vie attraverso rielaborazioni originali, fino alla diffusione del Brazilian Jiu-Jitsu come disciplina sportiva di successo, il panorama italiano offre un'ampia gamma di opportunità per chi desideraApprofondire l'arte della "cedevolezza". La ricchezza di questa diversità testimonia la vitalità e la continua evoluzione del Jujitsu nel nostro paese.

 Coloro che hanno avuto l'opportunità di studiare intensivamente in Giappone, immergendosi nella cultura marziale e apprendendo da maestri depositari di una lunga tradizione, rappresentano un ponte fondamentale per preservare l'integrità del Jujitsu.
Il Maestro
Alfonso Torregrossa, con il suo autorevole riconoscimento in Giappone come uno dei migliori maestri di Jujitsu tradizionale, ne è un esempio lampante. La sua dedizione e il suo profondo legame con le scuole giapponesi assicurano che i suoi insegnamenti a Caltanissetta riflettano una comprensione autentica e approfondita della disciplina.   

Jujitsu Caltanissetta 

 Il Jujitsu / Jujutsu è un'arte marziale giapponese di difesa personale, tradizionalmente praticato dai bushi (samurai), il Jujitsu utilizza molteplici tecniche e colpi con mani, piedi, gomiti e ginocchia, oltre a leve articolari, stimolazioni di punti sensibili e nervosi, ostruzione delle vie respiratorie e sanguigne. 


"Il Jujitsu era un tempo l'arte segreta dei samurai, una disciplina così devastante da essere bandita per secoli. Nata nell'antico Giappone feudale, non era una danza di colpi spettacolari o un sistema di combattimento con regole ma un'arte marziale spietata, progettata per vincere in battaglia rapidamente -  se volete imparare un'arte marziale letale e compelta il Jujitsu tradizionale è la risposta" 

Jujitsu Caltanissetta

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Jujitsu Caltanissetta

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Jujitsu Caltanissetta

Non è un segreto: amiamo il nostro lavoro! Ma la nostra soddisfazione più grande è aiutare chi si rivolge a noi a raggiungere i propri obiettivi. Sul nostro sito può scoprire tutto quello che le serve sapere sulla nostra offerta. Vediamo insieme cosa possiamo fare per lei!

Un guerriero è pronto per la lotta, ma la detesta, 
perché ne conosce la sua cruenza e le sue conseguenze

Arti Marziali Caltanissetta , il Jujitsu l'arte dei Samurai 

温故知新 Studiare il vecchio Jujutsu per comprendere il nuovo 

古式巻物技 Koshiki makimono-waza

Studio antiche pergamene Hiden Mokuroku  秘伝目錄座取半座



Nel mondo del Koryu, ovvero le antiche scuole di arti marziali giapponesi, i makimono (letteralmente "rotoli") assumono un ruolo di primaria importanza. Questi manoscritti, letti da destra a sinistra, rappresentano il riconoscimento ufficiale del raggiungimento di un determinato livello di abilità da parte del praticante.

Nel Daito-ryu Aikijujutsu , i makimono (letteralmente "rotoli") hanno svolto un ruolo fondamentale fin dalle sue origini. Questi manoscritti, conferiti da Takeda Sokaku ai suoi studenti nel corso della sua lunga carriera di insegnamento, rappresentavano una testimonianza tangibile del loro percorso di apprendimento e del raggiungimento di un determinato livello di maestria.

Tuttavia, oggigiorno, la pratica di conferire makimono nel Daito-ryu è meno diffusa in molte scuole. Questa tradizione, purtroppo, si è andata perdendo nel tempo, rischiando di portare con sé un patrimonio inestimabile di conoscenza e storia marziale.
Fortunatamente, nella nostra scuola la Daito Ryu Aikijujutsu Renshinkan e grazie al Maestro Takase, il valore dei makimono rimane intatto. Essi rappresentano il pilastro portante del nostro sistema di crescita, ponendosi al di sopra dei gradi Dan.
Studiare e approfondire i makimono significa immergersi nel cuore pulsante di quest'arte marziale, cogliendone l'essenza e la trasmissione autentica di generazione in generazione.

Nella nostra scuola, i makimono sono una guida preziosa per il nostro cammino marziale. Attraverso di essi, veniamo a conoscenza della sapienza tramandata dai maestri del passato, alimentando il nostro bagaglio tecnico e spirituale e ponendo le basi per una crescita continua e consapevole.
Mantenere viva la tradizione dei makimono significa preservare l'anima del Daito-ryu. Significa custodire un tesoro inestimabile e trasmetterlo alle generazioni future, affinché la fiamma di quest'arte marziale continui ad illuminare il sentiero di chi la pratica.
Con orgoglio e dedizione, nella nostra scuola portiamo avanti questa eredità preziosa, consapevoli del suo valore inestimabile per la trasmissione autentica del Daito-ryu.


Arte Marziale per le donne - il Jujitsu è l'arma perfetta 

alcuni consigli per praticare il Ju Jitsu

 Il Ju Jitsu, anche scritto Jujitsu o Jiu Jitsu, è un’antica arte marziale giapponese che si concentra sulla difesa personale . Il termine “Ju Jitsu” significa letteralmente “arte della flessibilità” o “arte della dolcezza” e riflette l’approccio basato sulla sfruttamento della forza e del movimento dell’avversario. 

il Ju Jitsu rende più flessibili e agili, portando ad uno sviluppo notevole della mobilità articolare e dell’apparato cardio-vascolare e circolatorio. 

Con il Jujitsu si prende coscienza dei propri limiti e di come superarli, contrastando così le ansie e insicurezze: inoltre con il Ju Jitsu si impara a gestire il pericolo e ad imparare come affrontarlo facendo affidamento sulle proprie forze, tutti aspetti estremamente utili anche nella vita di tutti i giorni. 

Con il Jujitsu si prende coscienza dei propri limiti e di come superarli, contrastando così le ansie e insicurezze: inoltre con il Ju Jitsu si impara a gestire il pericolo e ad imparare come affrontarlo facendo affidamento sulle proprie forze, tutti aspetti estremamente utili anche nella vita di tutti i giorni. 

Differenza tra Ju Jitsu e Ju Jitsu brasiliano: qual è?

Il Ju Jitsu tradizionale ha origini giapponesi e si focalizza su una vasta gamma di tecniche di combattimento, mentre il Ju Jitsu brasiliano reso sportivo è nato in Brasile ed è incentrato principalmente sul combattimento a terra e sul grappling.

Il Jujitsu Ju-Jitsu, l’antica arte dei samurai, la madre delle Arti Marziali Giapponesi, è certamente l’arte del sapersi difendere, ma anche un mezzo per conoscersi e conoscere gli altri come uno stile di vita . 

Un mezzo, con cui l’uomo riesce a confrontarsi, sia dentro che fuori se stesso, un mezzo che lentamente si insinua nella parte più profonda di noi e prontamente riaffiora ogni qualvolta necessiti la sua presenza, sia nel momento del pericolo, sia negli attimi in cui diventa importante trasmettere certi fondamentali al prossimo. 

 L’Autenticità nel Ju Jitsu: Il Valore della Tradizione contro l'Improvvisazione Contemporanea 

Nel mercato odierno delle discipline marziali, assistiamo con frequenza alla proliferazione di sistemi ibridi e stili "moderni" privi di fondamenta storiche. Tuttavia, per il praticante che ricerca un’evoluzione reale — fisica, tecnica e mentale — la scelta di una Scuola di Tradizione rimane l’unico investimento di valore nel tempo.

La Differenza tra Metodo e Invenzione

Il Ju Jitsu Tradizionale non è un sistema statico, ma un’eredità tecnica che si è evoluta attraverso secoli di selezione sul campo. Scegliere una scuola originale significa accedere a un patrimonio codificato, dove ogni tecnica è supportata da principi biomeccanici rigorosi e non da intuizioni personali non verificate.

  • Il Lignaggio (Lineage): Una scuola professionale può tracciare la propria discendenza tecnica fino ai fondatori. Questa continuità garantisce che l’insegnamento non sia stato diluito o distorto, mantenendo intatta l’efficacia originale.
  • Coerenza Didattica: A differenza degli "stili inventati", che spesso risultano essere assemblaggi frammentari di tecniche eterogenee, il Jiu Jitsu tradizionale offre un percorso pedagogico strutturato, dove ogni grado di apprendimento è propedeutico al successivo.
  • Certificazione e Riconoscimento: Studiare in una scuola originale permette di ottenere gradi riconosciuti a livello internazionale dalle federazioni o dai Koryū (scuole antiche) di riferimento, garantendo dignità e credibilità al percorso dello studente.

Il Rischio della Superficialità

Seguire correnti nate dall'improvvisazione espone il praticante a gravi lacune tecniche e, potenzialmente, a rischi per l'incolumità fisica. Senza una solida base tradizionale, viene a mancare la comprensione profonda dei vettori di forza, delle leve e della gestione dello scontro, sostituita da una spettacolarità fine a se stessa.
La Tradizione non è adorazione della cenere, ma custodia del fuoco.

Il Nostro Impegno

La nostra scuola  si pone come custode di questa disciplina, rifiutando logiche commerciali basate sulla novità a tutti i costi. Ci dedichiamo esclusivamente allo studio e alla trasmissione del Ju Jitsu Tradizionale, onorando i protocolli, l'etica e le tecniche che hanno reso questa via (Do) una delle più nobili arti del mondo.
Invitiamo i ricercatori della qualità a diffidare dalle facili promesse di "metodi rivoluzionari" e a riscoprire l'efficacia intramontabile della fonte originale. 


Perché facciamo la differenza?
L’Associazione Samurai Dojo  è riconosciuta ufficialmente in Giappone dalla Dai Nippon Butokukai Honbu di Kyoto, associazione governativa per lo sviluppo tradizionale, filosofico e culturale delle Arti Marziali Giapponesi, presieduta dalla famiglia imperiale , riconosce : l’attività tecnica, culturale e sociale svolta dal Maestro Torregrossa nella scuola e ne afferma l’alta validità tecnica esclusiva 

Il Ju-Jitsu deriva dall'antico sistema di combattimento a mani nude dei samurai giapponesi. 

  • tradotto significa "tecnica della cedevolezza", in quanto cede momentaneamente alla forza dell'aggressore, la controlla e la fa tornare al mittente con un contrattacco. Prepara alla difesa personale contro uno o più aggressori, studiando nei minimi dettagli le numerose tecniche di combattimento, per poi applicarle in varie situazioni come ad esempio difese da attacchi frontali, alle spalle, da più avversari, al suolo, con le spalle al muro.


  • Le tecniche del Ju-Jitsu consistono nelle combinazioni di atemi (tecniche di percussione), proiezioni e leve articolari, studiando i punti vulnerabili del corpo umano ed applicando questa conoscenza alla difesa da strangolamenti, prese, attacchi armati o a mano nuda. Viene studiato anche l'utilizzo di oggetti di uso comune che diventano all'occorrenza armi improvvisate.


  • Il Ju-Jitsu è accessibile a tutti senza limitazioni di età, sesso e costituzione fisica, in quanto si basa sulla precisione tecnica, non sulla forza muscolare o particolari capacità atletiche. 

Il Ju Jitsu a Caltanissetta : un alleato per la crescita, a prova di scienza! 

  • Crescita fisica sana: le ricerche dimostrano che il Ju Jitsu aiuta i giovani a sviluppare corpi forti e agili, riducendo il rischio di problemi legati all'obesità. La pratica regolare migliora la composizione corporea, promuovendo una vita più sana.
  • Relazioni e fiducia: grazie all'interazione costante con i compagni di allenamento, i giovani imparano a rispettare gli altri e a costruire legami significativi. Questo contribuisce a una maggiore autostima e un senso di appartenenza.
  • Gestione dello stress: il Ju Jitsu insegna ai giovani a mantenere la calma sotto pressione e a gestire le emozioni in modo positivo. Questo è un prezioso strumento per affrontare le sfide della vita quotidiana.
  • Sviluppo cognitivo: la concentrazione e la risoluzione di problemi richieste dal Ju Jitsu migliorano le capacità cognitive dei giovani. Questo li aiuta a diventare pensatori più agili. 


Jujitsu Caltanissetta asd Samurai Dojo
I nostri valori fondamentali sono:

  • Eccellenza: Ci impegniamo a fornire un'istruzione di Jujitsu di altissima qualità, che soddisfi le esigenze e le aspettative dei nostri studenti.
  • Rispetto: Promuoviamo un ambiente di rispetto reciproco tra studenti, insegnanti e personale.
  • Integrità: Incoraggiamo i nostri studenti a essere onesti, responsabili e disciplinati.
  • Comunità: Creiamo un ambiente accogliente e inclusivo in cui tutti si sentano a proprio agio e supportati.


I nostri obiettivi
I nostri obiettivi principali sono:

  • Insegnare il Jujitsu: Fornire ai nostri studenti un'istruzione completa e approfondita nel Jujitsu, che copra sia gli aspetti tecnici che filosofici.
  • Promuovere la crescita personale: Aiutare i nostri studenti a sviluppare le loro capacità fisiche, mentali e sociali, consentendo loro di raggiungere il loro pieno potenziale.
  • Creare una comunità: Costruire una comunità di studenti, insegnanti e personale che condividano la passione per il Jujitsu e si supportino a vicenda.


Siamo orgogliosi della nostra missione e dei nostri valori e ci impegniamo a continuare a migliorare e crescere per offrire ai nostri soci la migliore esperienza di Jujitsu possibile.

Il Jujitsu ti cambia la vita 


Il Jujitsu , è la madre delle arti marziali Giapponsi , uno sport completo . Per questa ragione è uno sport consigliato dai pediatri e medici per bambini, adolescenti e adulti. 

Un parere tecnico da parte di professionisti della medicina dello sport sui benefici che i più giovani possono trarre dalla pratica del Jujitsu :
Un bambino ha necessità di imparare a conoscersi, di percepire le varie parti del suo corpo, di individuare le stesse componenti corporee nei suoi simili. Attraverso il movimento nelle varie direzioni può cominciare a percepire gli elementi dello spazio che lo circonda, ad apprendere in modo semplice le varie forme geometriche, a strutturare il reale fino ad imparare ad orientarsi. Riconoscere con prontezza e facilita la destra e la sinistra, prima su se stessi e poi sugli altri, vale a dire sviluppare la propria lateralità, può sembrare banale all’occhio di un adulto, mentre costituisce un’acquisizione davvero importante nel bambino. Ecco che l’esecuzione dei più semplici esercizi che si sviluppano specularmente nelle varie direzioni impegnando in modo simmetrico tutto il corpo, costituiscono per il praticante  di giovane età un divertente mezzo di conoscenza oltre che un corretto ed equilibrato esercizio fisico. 

Libri sul Jujitsu reperibili solo su Amazon 

Il Jujitsu 


è l’arte marziale giapponese più antica e comprende tecniche di combattimento a mani nude, molte delle quali sono entrate a far parte del bagaglio tecnico del Judo e dell’Aikido.
 In tutta la storia delle arti marziali giapponesi le tecniche di combattimento sono state tramandate esclusivamente per via orale, molto rari sono i documenti scritti. Il motivo era dato dalla necessità di mantenere la segretezza dell’arte, il maestro, infatti, rivelava solo a pochi allievi prescelti le sue conoscenze.

In più nelle scuole, il patto stipulato fra allievi prescelti (detti interni) e il maestro era un patto di sangue, gli allievi infatti venivano affiliati al clan del maestro, esattamente come avveniva tra il samurai e il suo signore. Per tutti questi motivi l’origine del Jujitsu rimane in gran parte oscura. A differenza di altre arti marziali, non ha un fondatore certo: la leggenda narra che il suo mitico inventore rimase colpito dal modo in cui un salice, piegandosi fino al suolo, si liberasse con un solo colpo della neve che lo opprimeva. Non è un caso se la parola Ju di Jujitsu significa “cedevolezza”, “flessibilità”, per cui Jujitsu significa “arte della cedevolezza”, motivo per cui è stata anche ribattezzata “la dolce arte”. 

 L'Eredità del Viola: Oltre la Cintura Nera nelle Arti Marziali Tradizionali 

di Alfonso Torregrossa 

Nel panorama delle arti marziali moderne, la cintura nera è universalmente riconosciuta come il simbolo del raggiungimento della maestria. Tuttavia, per chi pratica le Koryu (le scuole antiche), esiste un legame cromatico molto più profondo e spirituale che precede le riforme dell'era Meiji. È il legame con il viola: il colore della nobiltà, della protezione e dell'apice della gerarchia marziale.

Le Radici del Mito: Un Colore tra Cielo e Terra

La fascinazione per il viola non è un’esclusiva giapponese, ma un fenomeno che attraversa i millenni. Già nell’Antica Roma e in Grecia, la porpora era riservata agli imperatori e ai trionfatori. Questa concezione di "colore sovrano" ha viaggiato lungo la Via della Seta, influenzando le corti d'Oriente.
In Giappone, la consacrazione ufficiale avviene nel 603 d.C., quando il Principe Shotoku istituì il Kan'i Jūnikai (il sistema dei dodici ranghi). In questa gerarchia, il viola venne posto al vertice assoluto. Al contrario, secondo i canoni storici, il nero occupava la posizione più bassa, rappresentando il punto di partenza, l'allievo che deve ancora essere plasmato.

La Gerarchia Tradizionale dei Colori

Storicamente, la scala dei valori seguiva questo ordine di prestigio:

  1. Viola (Il vertice, la saggezza)
  2. Blu
  3. Rosso
  4. Giallo
  5. Bianco
  6. Nero (Il grado più basso)

Il Viola nel Budo e nel Buddhismo: Una Barriera contro il Male

Nelle scuole antiche come la nostra , la scelta del viola per i gradi  superiori di  Shihan - Hanshi (Maestro) non ha solo un valore estetico o gerarchico, ma squisitamente esoterico.
Secondo l'antico pensiero marziale, il Maestro non è solo un istruttore tecnico, ma una guida spirituale che deve "proteggere" il dojo e se stesso dalle influenze negative. Il viola è storicamente considerato un colore apotropaico, capace di scacciare le sventure. Questa visione è condivisa dal Buddhismo giapponese: i monaci di altissimo rango indossano la veste viola (Hōi) e utilizzano il Juzu (rosario) della stessa tinta, spesso associato al potere trasmutativo della 紫水晶 (Ametista).


Curiosità: Esiste un unico colore superiore al viola, il Kōrozen (un marrone-oro profondo), il cui utilizzo è ancora oggi prerogativa esclusiva dell'Imperatore del Giappone.

La Rivoluzione dell’Era Meiji: L’Invenzione della Cintura Nera

Se il viola era il massimo grado, perché oggi usiamo la cintura nera? Il cambiamento avvenne alla fine dell'800 con il Maestro Jigoro Kano, fondatore del Judo. Nel clima di modernizzazione (Civiltà e Illuminismo) del periodo Meiji, Kano volle creare un sistema più semplice e intuitivo:

  • Shirouto (素人 - Dilettante): Letteralmente "persona bianca", da cui la cintura bianca.
  • Kurouto (玄人 - Esperto): Letteralmente "persona nera", da cui la cintura nera.

Questo sistema riscosse un successo tale da essere adottato da quasi tutte le discipline moderne (Karate, Aikido, Kendo), portando gradualmente all'oblio il significato antico del viola, che nei dojo moderni è finito paradossalmente per indicare i gradi intermedi dei ragazzi.

Preservare il Lignaggio: La Resistenza del Koryu

Nonostante la standardizzazione moderna, alcune scuole continuano a difendere l'antica tradizione. Oltre alla nostra scuola, nomi illustri come la Hakkō-ryū e la Shoshō-ryū Wa mantengono il viola come segno distintivo del Maestro.
Indossare la cintura viola per noi significa:

  • Onorare i Maestri del passato
  • Proteggere l'identità: In un mondo che corre verso l'omologazione, mantenere i colori originali significa mantenere viva la filosofia del Jujutsu classico.
  • Ricercare la nobiltà d’animo: Non intesa come privilegio sociale, ma come nobiltà di comportamento e rigore morale.

Conclusione

La tradizione è un fuoco che va alimentato, non un cenere da adorare. Attraverso lo studio dei simboli, come la cintura viola, riconnettiamo la nostra pratica quotidiana con secoli di storia e spiritualità.
"Una volta perduta, la tradizione non può essere ripristinata." Per questo continuiamo a praticare con umiltà, custodendo gelosamente non solo le tecniche, ma anche i principi, le usanze e l'etichetta che rendono il Budo una via di vita.

non si calpesta il tatami con le Scarpe 

 Sul tatami è doveroso camminare senza suole (scarpe, zoori, zoccoli, ciabatte) ma solo con calze o a piedi nudi. 

 I giapponesi si tolgono le scarpe in diversi contesti, in genere per pulizia e per portare rispetto. Nel Dojo è vietato salire con le scarpe . 

In molti posti entrare con le scarpe, come si legge nei cartello , non è “semplicemente” 禁止 kinshi, cioè proibito, bensì 厳禁 genkin, ovvero rigorosamente proibito 

Regolamento ASD SAMURAI DOJO - JUJUTSU 

1. Saluto e ingresso nel dōjō
Entrando nel dōjō, gli studenti devono inchinarsi in segno di rispetto (Rei). Una volta all’interno, è doveroso volgersi verso la sala o verso lo Shinzen, chinare il capo e, se presenti, salutare anche gli altri praticanti già pronti all’allenamento.
2. Puntualità
Gli studenti devono impegnarsi a essere puntuali all’inizio della lezione. La puntualità è segno di rispetto verso l’insegnante, i compagni e la disciplina.
3. Cura dell’uniforme (Gi)
Ogni studente deve avere cura del proprio Gi, che deve essere pulito, ordinato e in buono stato.
Sono consentiti esclusivamente Gi puliti. Il logo ufficiale della Scuola deve essere applicato sul lato sinistro del petto, all’altezza del cuore. Strappi o lacerazioni devono essere riparati tempestivamente: un’uniforme trasandata riflette un atteggiamento mentale svogliato e poco rispettoso.
4. Comportamento durante l’allenamento
È vietato togliere qualsiasi parte del Gi senza permesso.Qualora sia necessario sistemare l’uniforme, lo studente dovrà girarsi verso il fondo della sala, mettersi in Seiza e agire rapidamente e in silenzio.
5. Rispetto della gerarchia
Tutti gli studenti devono rispettare le cinture superiori e i praticanti più anziani. All’ingresso di un superiore o di una cintura nera, gli studenti devono alzarsi in piedi. L’insegnante deve essere sempre chiamato Sensei, Shihan o Hanshi, mai per nome.
6. Saluti e ringraziamenti
Prima di salutare o ringraziare un anziano o un istruttore, lo studente deve inchinarsi, e fare lo stesso quando si allontana. Questa consuetudine dovrebbe essere mantenuta anche fuori dal dōjō, come segno di gratitudine continua verso l’insegnante. Durante l’allineamento, si prende sempre come riferimento il praticante più anziano di fronte.
7. Stretta di mano
Quando si stringe la mano a qualcuno, è buona norma utilizzare entrambe le mani, accompagnando il gesto con un leggero inchino del capo, in segno di umiltà e fiducia. Questa regola è auspicabile anche fuori dal dōjō, soprattutto con i praticanti più anziani.
8. Risposta ai comandi
Gli studenti devono rispondere prontamente e con attenzione ai comandi degli istruttori e dei superiori.
Una risposta lenta, distratta o indifferente è considerata scortese.
9. Attenzione e concentrazione
Durante la lezione, gli studenti devono mantenere la massima attenzione, evitando che mente e sguardo vaghino. Il massimo rispetto deve essere rivolto all’istruttore, che guida costantemente la pratica. Il Jujutsu non può essere praticato senza serietà, disciplina e presenza mentale.
10. Momenti di riposo
Quando è consentito sedersi e rilassarsi, ciò avverrà esclusivamente in Seiza oppure in Anza/Agura (posizione indiana). In tali momenti è vietato agitarsi, parlare o disturbare la lezione o le spiegazioni.
11. Uscita dalla lezione
Gli studenti non possono lasciare l’allenamento senza permesso. In caso di emergenza, è necessario uscire con il massimo rispetto e spiegare il motivo all’istruttore appena possibile.
12. Sicurezza personale
Per prevenire infortuni, è vietato indossare gioielli, orologi o ornamenti durante l’allenamento. Sono ammessi gli occhiali, che tuttavia devono essere tolti durante il kumite; sono consigliate lenti a contatto. È consentito e raccomandato l’uso di paratibia, guanti, corpetto e conchiglia protettiva.
13. Rispetto del luogo sacro
Il dōjō è tradizionalmente un luogo venerato. È vietato indossare cappelli, usare linguaggio volgare o offensivo, camminare sul tatami con le scarpe, mangiare o masticare gomme. Nel dōjō non si consumano pasti né si organizzano feste.
14. Cura del dōjō
Al termine della lezione, ogni studente deve curare la propria igiene personale e contribuire alla cura del luogo di allenamento, come fosse un luogo speciale e prezioso.
15. Rispetto reciproco
Tutti gli studenti devono rispettarsi reciprocamente. Durante l’allenamento non devono essere coltivati pensieri negativi, anche quando possano sorgere, involontariamente, situazioni di disagio o incomprensione.
16. Condotta morale
È fatto divieto di pettegolezzi, maldicenze o commenti denigratori verso altri studenti, scuole o arti marziali.
17. Seminari ed eventi
Gli studenti che desiderano partecipare a seminari o eventi devono consultare preventivamente il Maestro prima di avanzare richieste ufficiali alla Direzione del dōjō.
18. Visita ad altri dōjō
Chi desidera visitare altri dōjō o scuole di arti marziali deve informare preventivamente il proprio istruttore di riferimento (Senpai, Sensei, Shihan, Hanshi). Una volta autorizzati, gli studenti dovranno dimostrare sempre massima umiltà, rispetto e cortesia verso il dōjō ospitante.
19. Comportamento dentro e fuori dal dōjō
Ogni studente deve impegnarsi a condurre, dentro e fuori dal dōjō, uno stile di vita che non danneggi l’immagine della Scuola o dell’Associazione. Le tecniche di Jujutsu non devono mai essere usate per offendere, salvo nei casi di legittima difesa in pericolo imminente per sé o per i propri cari.

20. Precetto etico del Jujutsu
Gli studenti devono sforzarsi di essere gentili, equilibrati, riservati e giudiziosi nella vita quotidiana, applicando un’etica corretta in ogni ambito della loro esistenza. Non devono mai dimenticare lo spirito del Jujutsu:
·         Testa bassa: modestia e umiltà
·         Occhi in alto: aspirazioni elevate
·         Bocca piccola: misura nelle parole
·         Cuore grande: rispetto, cortesia e gentilezza
·         La pietà filiale come origine di tutto: onorare e servire i genitori


La vera trasmissione tra Insegnante e allievo avviene unicamente da cuore a cuore 
(i shin den shin) ed è aldilà della dottrina e dell'erudizione. 
Non vi è segreto che il Maestro possa "trasmettere" al discepolo: 
è facile insegnare, è facile ascoltare; il difficile è prendere coscienza di ciò che esiste già in sé, trovarlo e prenderne realmente possesso” 

Tenshindo  天神道 - Alfonso Torregrossa 

Il Tenshindo è un metodo ideato dal Maestro Alfonso Torregrossa, un sistema marziale moderno profondamente radicato nei principi, nell’etica e nella struttura tecnica del Jujutsu tradizionale. Attraverso questo sistema, Sōshihan Alfnso Torregrossa Kaiso promuove un percorso completo di formazione marziale, che unisce disciplina, cultura ed efficacia operativa.

Il Tenshindo è una scuola di Budo moderno fondata dal Maestro Torregrossa, concepita come un cammino verso l’evoluzione e l’illuminazione personale attraverso la pratica di un’arte marziale che sviluppa energia interna, sincerità d’animo e gentilezza nelle relazioni. Non ha finalità competitive, ma conserva il suo valore come sistema di crescita psicofisica, accessibile a tutti, indipendentemente da età, sesso o predisposizione fisica.
Nella pratica, insieme ai compagni di studio, si apprende concretamente che l’essere umano si forgia e si realizza attraverso la volontà e la progressiva “conquista di sé”. Dal punto di vista tecnico, il Tenshindo si caratterizza per uno stile fluido e armonioso, che privilegia il movimento, il tempismo e la strategia rispetto all’uso della forza fisica.

Il Tenshindo è riconosciuto in Giappone dalla International Martial Arts & Culture Federation (国際武術文化連盟) con sede a Osakasayama-shi, Osaka. La sua missione è diffondere il vero spirito del Budo, promuovendo rispetto, crescita personale e armonia tra tutti i praticanti.

Nel corso della sua carriera, Sōshihan Torregrossa ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale per il suo contributo alla riscoperta, allo sviluppo e alla diffusione delle arti marziali autentiche. Il suo lavoro si distingue per il rigoroso rispetto dei lignaggi, della pedagogia tradizionale e per standard tecnici elevati e senza compromessi.
È inoltre autore di diverse pubblicazioni dedicate alle arti marziali, nelle quali esprime sia la sua profonda competenza tecnica sia la sua visione filosofica.

La sede centrale (World Headquarters) del Jujutsu & Self Defense, insieme al dojo principale, si trova a Caltanissetta. Qui insegna le arti marziali tradizionali dei samurai, tra cui il Matsuda Den Daitō-ryū Jujutsu, oltre ad altre discipline collegate al Budo giapponese classico. Sotto la sua guida, il dojo rappresenta un punto di riferimento internazionale per la formazione marziale avanzata, fondato su lignaggio, competenza, disciplina e valori etici.